| IL PITTORE DEL NEGUS TORNA AL CICLISMO |
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Tonino Dal Re un romagnolo di Imola, e ci tiene a farlo sapere. Questa spontanea necessità di precisare in ogni dove origine e razza solo una volta non ha funzionato. Alla corte imperiale di Addis Abeba Tonino fece due anni fa il ritratto ufficiale diHailé Selassié. L'area di corte era già infida, piena di sospetti. I militari stavano pronti dietro le quinte, ma il re dei re aveva ancora, anche se per poco, i contorni della quasi divinità. Un dignitario, sentito il nome di Romagna, disse a Dal Re: << Ah la terra di Mussolini! >>. Tonino fu di spirito come sempre: << no io sono del nord, Bologna >>. Quel dignitario non avrebbe mai capito le nostre complicate distinzioni etnografiche. La storia di Tonino Dal Re pittore è ricca di momenti affascinanti come quella di tutti gli artisti. Da ragazzo, è stato alla scuola di Tommaso della Volpe e di Anacleto Margotti, i due maestri imolesi più significativi e più dotati di talento artistico. Tonino, allora, frequentava villa Hèlia a Pontesanto, la casa di Luigi Orsini. Imparò così il gusto della poesia e, in seguito, trasfuse nei suoi quadri la delicata sensibilità umana del poeta imolese
"Milano. Circolo della stampa.( da destra ): il telecronista A.dezan, il pittore T. Dal Re, e i giornalisti Chiaradia e De Luca della Rai di MIlano."
I primi lavori impegnati Tonino li affronta nelle chiese della diocesi di Imola. Crea, ritocca, dà vita o ripristina dipinti sacri, ottenendo lusinghieri riconoscimenti. Poi parte per l'esaltante avventura sportiva. Dal 1957 al '64, in occasione dei Giri d'Italia, monta sulle macchine della Rai e, accanto ai radio e telecronisti, tira giù i suoi resoconti. Prende gli schizzi dei corridori, che poi appariranno nei servizi giornalistici dello << Stadio >>, << Il Resto del Carlino >> e << La Gazzetta dello Sport >>. È un periodo di grande popolarità per Tonino, che riesce a farsi conoscere ed apprezzare in tutt'Italia. Sempre inquieto e insoddisfatto, Dal Re a un certo momento abbandona il mondo sportivo e passa al surrealismo. Le sue scelte sono radicali, non lasciano spazio a periodi di transizione o di compromesso. Nel mondo surrealeTonino scopre i cavalli - i cavalli che piacciono a Salvador Dalì - e si abbandona a galoppate pittoriche piene di entusiasmo e di pathos. Ancora un salto: dai cavalli al jet. Dal Re va in Africa orientale. È ammesso alla corte del Negus e ne fa il suo ritratto ufficiale. Poi torna a casa con cinquanta tele africane, un mucchio di tucùl e una pelle di leopardo. Adesso Tonino è ritornato al primo amore: se non proprio come produzione, almeno come riscoperta di un'epoca passata. A Milano, in occasione del conferimento del premio sportivo << Il timore d'oro >> c'è stato un incontro di giornalisti e di atleti della bicicletta. Nella sala del convegno sono riapparse le tempere di Dal Re - una quarantina - fatte durante Giri d'Italia, che noi vedremo presto in un filmato della televisione. Questo è Tonino Dal Re, pittore imolese-romagnolo. Ma romagnolo del nord, a scanso di equivoci. Anzi per maggiore precisione: con studio a Bologna in via Belfiore 4
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Aneddoti
Dal Re inizia a lavorare eseguendo affreschi in numerose chiese locali e in vari edifici privati. Dal 1956 al 1964 segue tutti i Giri d'Italia e numerose manifestazioni del mondo del pedale diventando noto come "il pittore dei ciclisti". |
Statistiche
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