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Tonino Dal Re
Pittore narratore Una vita per immagini Testi di Antonio Castronuovo e Franco Dal Re

L’occhio del narratore
IRONIA E OSPITALITA' Sulla pittura di Tonino Dal Re
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Antonio Castronuovo
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Una volta Tonino Dal Re, intervistato da Franco Tralli, disse: «Non credo all’attività di un critico che scrive un pezzo traendo pretesti soltanto dalle opere, senza prima essere diventato amico del loro autore». È un’affermazione forte, che sottolinea quanto il pittore giudichi importante il rapporto tra arte e vita, ma che sembra anche lanciare verso di noi un avviso: «Prima diventami amico, e poi parla di me». Devo confessare che è un’idea che mi ha spesso attraversato, tutte le volte in cui mi sono chiesto: con quale astratto coraggio un critico può parlare di un artista se non lo si conosce di persona? E allora mi sono sottomesso a quella dichiarazione, ne ho seguito la traccia e, prima di parlare di Dal Re, mi sono insinuato nel suo studio di pittore, ho osservato la postazione di lavoro, il mazzo dei pennelli ben puliti, ho guardato la seggiola, il cavalletto, ho scambiato qualche occhiata con la cagnetta che, affettuosamente, si accovaccia sotto un tavolino, e infine ho anche offerto la mia amicizia al pittore, come lui l’ha generosamente offerta a me. A quel punto mi sono sentito pronto per parlarne. Ed ecco cosa ne penso. La pittura di Tonino Dal Re è come la sua biografia:
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ogni tanto il pittore ha compiuto qualche salto, da un mondo s’è trovato in un altro, e chi ne seguiva il percorso rimaneva con un palmo di naso. Così, se oggi ne scrutassimo la produzione secondo un’ottica cumulativa, come se tutte le sue tele fossero in fila, una dopo l’altra nell’ordine con cui sono state dipinte, saremmo certamente colpiti dalla difformità degli stili. Dal Re ha infatti applicato lungo la sua vita più di uno stile, perché è innegabile che il pennello impreciso che ritrae le famose pedalate ciclistiche non è certa-mente il pennello minuzioso e analitico delle sue tele surreali, quelle bizzarrie cosmiche, quelle zoologie fantastiche che, traboccanti di simboli e significati analogici, sono dipinte in punta di pennello, come per dare corpo reale a un sogno.
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